Gennaio 2010

Macapà, 29 gennaio

Carissimi amici della Comunità Divin Redentore,
nell'augurarvi salute e gioia nel Signore  vi invio il racconto di gennaio, perchè possiamo continuare ad accompagnarci reciprocamente nella preghiera e nella condivisione dei momenti di gioia e fatica.

Auguri di ogni bene.  

don Stefano

 

Gennaio è stato un mese più tranquillo, un po’ come agosto da noi. Qui l’anno civile e pastorale coincide con l’anno solare. Parecchie famiglie hanno viaggiato visitando parenti ed amici, spesso tornando nei villaggi da cui erano partiti anni fa.

Così con padre Paolo ed alcuni animatori ci siamo dedicati maggiormente alla programmazione del 2010, alla luce dei primi mesi vissuti qui. L’evento principale sarà la grande Assemblea parrocchiale di domenica 31 gennaio, che darà inizio al nuovo anno pastorale. Sono invitati tutti gli animatori ed i coordinatori delle pastorali delle 13 comunità, dalle 7.30 alle 18.00, negli ambienti della chiesa matrice. Ogni comunità ha già consegnato una bozza del proprio programma e domenica sarà discusso collegialmente perché sia condiviso dall’intera Parrocchia.

Nel frattempo la pioggia ha avuto il sopravvento nel clima e pertanto ci accompagna con costanza, talvolta allagando le strade tanto da renderle non transitabili. In compenso la temperatura si è abbassata e si sta bene, nonostante un’umidità che di mattina è del 100%.

 

1° gennaio 2010 : l’anno inizia tranquillo, senza botti particolari e senza violenza, che qui è temuta nelle giornate di festa. Anche dopo la mezzanotte si poteva circolare nelle strade del bairro dove abitiamo. Abbiamo celebrato la Messa di ringraziamento la sera del 31 in due delle chiese principali, con buona partecipazione e al mattino alle 7.30 nella chiesa Regina della Pace, pregando per la pace nel mondo, con un ottimo gruppetto di giovani che suonava e cantava mezzo addormentati, ma c’erano praticamente solo loro in chiesa. Molto meglio la Messa celebrata da padre Paolo nel pomeriggio nella chiesa Maria Madre di Dio (Mãe de Deus), sebbene abbia piovuto forte tutto il tempo, per cui a fine messa siamo restati tutti insieme in chiesa a cantare per più di un’ora.

La Parrocchia si allarga : dal 1° gennaio la Parrocchia Nossa Senhora de Nazarè, oltre alle 13 comunità di periferia, comprende 16 villaggi dell’interno dell’Amapà. Sono tutte comunità raggiungibili partendo dalle due strade principali che escono da Macapà verso nord: la strada per Laranjal do Jari (fino a Igarapè do Lago a 80 km da qui) e la strada per Porto Grande (fino a São Francisco do Ariri a 60 km da qui). Il territorio è dato dalla fascia che precede la foresta amazzonica vera e propria e che alterna piccole colline con poca vegetazione a palmeti con laghetti. Le strade sono tutte di terra, partendo a pettine da una delle due principali. Ovunque trovi il rio Matapi, che con innumerevoli curve compare dappertutto.

Primo incontro con i diaconi permanenti di Macapà – 13 gennaio : per la prima volta mi sono trovato con dom Pedro Conti e con padre Giuseppe Marchesi (PIME), che affiancherò per la formazione dei diaconi. È stata una prima occasione per conoscere la situazione dei 14 diaconi attivi in diocesi e vedere come riprendere il cammino che da qualche anno si è fermato. È un servizio che si aggiunge agli altri, ma che richiederà certamente meno tempo di quanto serviva a Brescia.

La prima visita all’interno – 16 gennaio : siamo partiti in cinque alle 6.30 ed in poco meno di due ore siamo arrivati a São Francisco do Ariri (ovviamente sulle rive del rio Matapi). Qui abbiamo celebrato la Messa con i battesimi. Il villaggio è composto da 8 case, 8 famiglie, 80 persone e perciò 8 battesimi. È stata la prima volta che si battezzava qui a São Francisco do Ariri e questo fa un certo effetto. Le quattro persone arrivate con me sono animatori in gamba ed hanno reso la celebrazione festosa con canti e chitarra, nonché ravvivato il dopo Messa ed il pranzo offerto, che consisteva in pesce arrosto, fra cui riconoscibile dalla dentatura il simpatico piranha. Adesso so che prima di fare il bagno nel rio Matapi bisogna pensarci bene.

Gruppo ammalati soli in ospedale : è un progetto che è nato a partire dalla sensibilità di una donna della comunità Os Arcanjos, che con il marito e altre tre o quattro persone visita gli ammalati terminali dell’ospedale centrale della città. Si mettono al servizio di quelli che si trovano senza nessuno o perché realmente restati soli nella vita o perché provengono da zone lontane ed i familiari non son potuti venire in città. Ho visto questa donna imboccarli, portare loro da mangiare (l’ospedale qui non è come quello di Brescia), preoccuparsi delle questioni burocratiche, tagliare barba e capelli, parlare con affetto vero con ciascuno di loro. Il mio compito arriva solo alla fine, al cimitero, dove mi ritrovo con questo gruppo per la sepoltura, che senza di loro avverrebbe nella completa assenza di persone. Non è molto, ma è una delle opere di misericordia che la Chiesa ci insegna.

Microcredito Maria di Nazaret : è un progetto partito lentamente e senza nessuna pubblicità, che consiste nell’affrontare alcune situazioni di difficoltà economica nelle famiglie con un piccolo prestito, sia perché sia avviata un’attività lavorativa, sia perché le difficoltà siano affrontate più serenamente. Ma di questo ve ne parlerò a parte e serviranno tempo e correzioni perché funzioni bene.

5 donne a Santa Cecilia : colgo l’occasione per parlarvi di altre donne, cinque giovani mamme della comunità di Santa Cecilia, nel Parque dos Buritis, famoso per povertà e violenza. Nella fascia 18/30 anni ogni 10 morti 8 sono uomini e raramente per cause naturali. Ebbene, queste cinque mamme stanno portando avanti la vita della comunità con un entusiasmo e un coraggio davvero raro, con sempre nuove idee, davanti alla assenza quasi totale di mezzi (manca anche la chiesa). La programmazione annuale che hanno presentato in questi giorni è degna dei migliori progetti pastorali che troviamo a Brescia e dal tono deciso della voce che avevano mentre ne parlavano, dubito che qualcuno possa fermarle. Manca persino lo spazio per il catechismo, ma una di queste donne, l’enorme Lourdes ha offerto la propria casa che è di fronte al terreno dove sorgerà la chiesa, una casa di due stanze e quattro figli. Fra le richieste che spesso fanno, c’è quella di ricevere formazione, liturgica e biblica. Vorrebbero prepararsi per la Cresima (qui sono pochi gli adulti cresimati) e un giorno, chissà, per il matrimonio in chiesa.


 


Ecco. Penso che queste notizie possano aiutare a conoscere ed amare questa Chiesa di Macapà, forte e fragile nello stesso tempo, ricca e povera. Anch’io, con padre Paolo, sto conoscendola poco a poco e sono contento di condividere con voi questo cammino.


 


Grazie di tutto ed un affettuoso saluto!