
Il Verbo si è fatto vicino
A Natale la Parola è un bambino che non sa parlare. L’Eterno è un neonato, appena il mattino di una vita. Il Dio che aveva plasmato Adamo con la polvere del suolo ora si fa Lui stesso polvere del nostro suolo. Il vasaio si fa argilla di un piccolo vaso, luce custodita in un guscio di creta, ruvido di terra e fremente di luce.
Dio si è fatto uomo, anzi bambino; e per capire di più penso al bambino che
cerca il latte della madre e dico: il verbo si è fatto fame.
Poi penso agli abbracci che Gesù ha riservato ai più piccoli e dico: il verbo si è fatto carezza; al suo pianto davanti alla tomba dell’amico Lazzaro: il verbo si è fatto lacrime. Penso al velo di fango sugli occhi del cieco: il verbo si è fatto polvere e mano e saliva e occhi nuovi. Alla croce: il verbo si è fatto agnello, carne in cui grida il dolore.
A Natale Dio viene come un bambino: un neonato non può far paura, si affida, vive solo se qualcuno lo ama e si prende cura di lui. Come ogni neonato, Gesù vivrà solo perché amato. Dio viene come mendicante d’amore.
Ecco il prodigio più grande: Dio di carne, è questa la parola rivoluzionaria, la parola appassionata del Natale. L’impensabile di Dio, la vertigine della storia, il perno che segna un prima e un dopo nel conto degli anni.
Natale è l’inizio di un nuovo ordinamento di tutte le cose. Non è una festa sentimentale, ma la conversione della storia. La grande ruota del mondo aveva sempre girato in un unico senso: dal basso verso l’alto, dal piccolo verso il grande, dal debole verso il forte.
Quando Gesù nasce, anzi quando il Figlio di Dio è partorito da una donna, il movimento della storia per un istante si inceppa e poi prende a scorrere nel senso opposto: il forte si fa servo del debole, l’eterno cammina fra le età dell’uomo, l’infinito è contenuto nel frammento. A Natale ha fine l’eterno viaggio di Dio in cerca dell’uomo, e ha inizio per l’uomo la più grande avventura: diventare Verbo e figlio di Dio.
Don Mauro